Intervista a Luisella Rossi

LUISELLA ROSSI è docente presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Giolitti Bellisario” di Mondovì (CN) ed ha partecipato, nel ruolo di Expert, ai Campionati Regionali WorldSkills Piemonte2015. L’abbiamo contattata per farle alcune domande sugli EuroSkills 2016 in programma dall’1 al 3 dicembre a Göteborg (SVE), ed anche per capirne di più sul mestiere di Hotel Receptionist.

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Buongiorno, Luisella, come stai? Come stanno andando queste settimane?

Buongiorno a voi, tutto bene! Possiamo dire che siamo in fase organizzativa e di coordinamento, cioè stiamo attuando quanto previsto per la preparazione.

Mancano ancora mesi agli EuroSkills 2016, però Denise Giacosa ha già iniziato la preparazione vera e propria, con lo stage al Relais San Maurizioottenuto come premio ai Campionati Regionali 2015 e con il corso di inglese finanziato da WorldSkills Piemonte. Che sensazioni hai a riguardo e quali saranno le prossime tappe?

Denise ha concluso il percorso scolastico e iniziato subito lo stage. È una ragazza responsabile e motivata e sono sicura che questa esperienza, stimolata dalla futura partecipazione agli EuroSkills, le darà una preparazione ancor più approfondita, soprattutto nella gestione pratica del lavoro dell’Hotel Receptionist.

Voi Expert siete per metà “tecnici”, per metà però anche motivatori. Denise ci ha detto che adesso il motto è “Non si scherza più”. È vero?

Verissimo! A dir la verità non abbiamo mai scherzato, ma sempre puntato all’obiettivo: ottenere il massimo. Sicuramente ora sia io, sia Denise, sentiamo “il peso” di questa responsabilità in modo ancor più incisivo e abbiamo rinnovato il nostro impegno e il nostro motto, potremmo dire, è: “Abbiamo alzato il tiro”.

Essere Expert è una bella responsabilità, perché voi siete allenatori, ma anche giudici. Per voi, qual è l’aspetto più difficile, nel valutare l’operato dei ragazzi alle gare?

L’attività dell’Hotel Receptionist, oltre a procedure oggettive, ha molte fasi che si basano su aspetti soggettivi e questi sono i più difficili da valutare, ancor di più in una competizione europea dove intervengono anche componenti culturali che creano aspetti comunicativi non verbali che possono essere interpretati in modo diverso….

Ci racconti un aneddoto, o un momento particolare che hai vissuto alle gare oppure durante la preparazione? O, in ogni caso, il ricordo più piacevole legato ai WorldSkills?

Beh, la preparazione delle prove è stata impegnativa, ma grazie al lavoro fatto con Gabriele Troccoli siamo riusciti ad ottenere il risultato che speravamo e che ci ha soddisfatti. Nella gara di Torino i Competitor sono stati bravissimi: erano concentrati ed è stato bellissimo vedere il pubblico fermo davanti alla nostra postazione a seguire le loro prove. Alcuni ci hanno confidato che non conoscevano il nostro mestiere, o meglio: che non si erano mai resi conto delle difficoltà, della particolarità legate all’accoglienza e a tutti gli aspetti organizzativi che questo comporta…..

Ora, un paio di domande di carattere generale sulla tua professione. Rispetto a quando hai iniziato, in che cosa trovi sia più cambiato il mestiere di Hotel Receptionist?

Sicuramente l’aspetto tecnologico, nel senso che oggi molte fasi sono gestite con dei software e  la comunicazione scritta avviene ormai via e-mail. Per quanto riguarda il rapporto con il cliente, ritengo che oggi sia più difficile: è molto più esigente, attento, ma una cosa non è cambiata: a tutti piace essere accolti con un sorriso e sentirsi al centro della nostra attenzione.

Noi ci rivolgiamo a ragazzi e ragazze giovani, alcuni di loro si stanno approcciando al mestiere da poco tempo oppure stanno valutando quale scuola scegliere dopo la scuola secondaria inferiore. Tu che cosa consiglieresti loro? E in generale, che cosa ci vuole per diventare un vero o una vera professionista? Quali sono le qualità da coltivare?

Io dico sempre: il nostro lavoro si basa sul servizio e “Servire è un’arte”. È necessaria una preparazione teorica e pratica, la conoscenza delle lingue straniere è indispensabile. Un altro aspetto fondamentale è quello caratteriale: gentilezza, pazienza, discrezione, disponibilità e assertività, ma anche fermezza e cura di se stessi.

Secondo te, qual è il contributo più grande che WorldSkills può dare a questi ragazzi e ragazze? In che cosa consiste il suo valore aggiunto?

Sicuramente fa capire l’importanza del loro mestiere e quindi li rende ancor più motivati. Inoltre la competitività li aiuta ad affrontare situazioni difficili e risolverle, trovando la forza per superarle  e quindi far crescere la loro autostima.

Una frase per incoraggiare non solo Denise, ma tutti i ragazzi del #TeamItaly?

Forza ragazzi! Siete una grande squadra: uno per tutti e tutti per uno!

Intervista a Alfredo Febbo

ALFREDO FEBBO è docente del Centro InterAziendale del Canavesano “C.IA.C.” di Ivrea (TO) dell’Agenzia Formativa “Immaginazione e Lavoro” di Torino e degli Istituti Riuniti “Salotto e Fiorito”, nonchè titolare del salone Alfredo Febbo Hair Studio ed Expert WorldSkills per il mestiere di Acconciatore sin dalla prima edizione dei Campionati Regionali WorldSkills Piemonte. Presenzierà quest’anno anche ai WorldSkills Italy 2016 di Bolzano, in programma tra un mese esatto. Lo abbiamo contattato per avere le sue impressioni sulle Competizioni che verranno, ma anche per carpire qualche curiosità sulla sua professione.

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Buongiorno Alfredo, come va? Come stanno andando queste settimane?

Molto bene, si riesce a lavorare bene e procede bene anche la formazione.

Manca solo un mese ai Campionati Nazionali WorldSkills Italy, Jessica [Carù, ndr] si sta esercitando e io volevo chiederti che sensazioni hai a riguardo.

Per ciò che riguarda Jessica, nell’arco di questi mesi c’è stata sicuramente un’evoluzione. Abbiamo iniziato ad avere dei punti di riferimento rispetto ai colleghi di Bolzano, abbiamo svolto attività di ricerca online per vedere i parametri, perché è sempre il problema fondamentale di questo genere di competizione. C’è stato un percorso di crescita, si è partiti con un po’ di incertezza, ma grazie anche all’aiuto della collega dell’Istituto “FILOS – formazione” di Novara [Rosi Visaggio, ndr] sicuramente è stato fatto un grandissimo lavoro. Nei mesi scorsi hanno svolto simulazioni per vedere se si stava nei tempi oltre che nell’esecuzione, ma io conto di raggiungere un livello di preparazione che ci permetta, come Piemonte, di dire la nostra. Sono molto contento anche della maturazione che ha fatto a livello umano, perché si allena tantissimo, sta facendo tanti sacrifici per raggiungere questi livelli.

Anche perché voi siete per metà tecnici, per metà però anche motivatori.

Diciamo che la giovane età dei candidati fa sì che non abbiano ancora molto la capacità di gestire i momenti critici, legati ad aspetti tecnici che magari necessitano di maggior tempo per essere fatti propri. La motivazione sta nel non farli adagiare con i primi risultati positivi, ma anche nel far capire che è normale passare dei periodi di difficoltà. Loro sono un po’ più inesperti e vorrebbero che le cose filassero da subito sempre lisce, invece così non è.

Tu sei stato Expert sin dalla prima edizione…

Sì, io da quando è stato introdotto ai Campionati Regionali WorldSkills Piemonte il mestiere di Acconciatore ho avuto il piacere e la possibilità di essere l’Expert di riferimento per la nostra Regione.

…È però una bella responsabilità, perché voi siete allenatori, ma anche giudici. Per voi, qual è l’aspetto più difficile?

Chi partecipa ha alle spalle tante ore di preparazione e il livello di tutti è piuttosto alto, quindi quando sei membro della giuria ti rendi conto che comunque una scelta la devi fare,  devi rapportarti in maniera molto stretta ai parametri che ti vengono dati, però ovviamente ci tocca “bocciare” alcuni e “promuovere” altri. I test project di riferimento sono molto rigidi e arrivano direttamente da WorldSkills International. È ovvio che si cerca già di allenare i ragazzi tenendo conto, sapendolo noi in anteprima, di quali saranno i parametri richiesti per il superamento delle prove. Quando siamo giuria è un momento che può dispiacere, dal punto di vista umano, creare questa graduatoria, però forse è l’unico modo per tirar fuori veramente il meglio che c’è nel panorama dei giovani.

Rispetto a quando hai iniziato, in che cosa trovi sia più cambiato il mestiere di acconciatore?

Mah diciamo che è cambiato direi negli ultimi cinque-sei anni in maniera molto rapida, anche in relazione ai cambiamenti che ci sono stati a livello sociale, economico. L’avvento di internet ha portato la possibilità di prepararsi tecnicamente un po’ alla portata di tutti. Oggi il livello medio si è un po’ alzato, la possibilità di fare formazione online permette anche a chi non può spostarsi di accedere a percorsi formativi discreti. Poi, ad esempio, io lavoro molto con le donne e negli ultimi decenni la figura della donna ha assunto un ruolo sempre più importante in ambito lavorativo in tutti i mestieri, di conseguenza il tempo e la disponibilità per dedicare del tempo a se stessa, alla propria bellezza e ai suoi capelli è sicuramente diminuito. Oggi devi riuscire a fare quel che facevi prima con molto meno tempo, questo è il cambiamento principale che ho notato.

Noi ci rivolgiamo a ragazzi e ragazze che si approcciano al mestiere. Secondo te in generale cosa ci vuole per diventare un vero o una vera professionista?

È brutto cadere in quelle frasi un po’ retoriche che si dicono, no? Spirito di sacrificio, voglia di crescere, di imparare, di mettersi in gioco… Sembrano cose teoriche, ma rispecchiano veramente le caratteristiche principali che ogni giovane deve avere per diventare un bravo professionista. E la formazione va ricercata anche al di fuori dei normali momenti lavorativi. Non bastano le ore canoniche che si svolgono all’interno dei saloni o delle scuole, occorre anche dedicare una parte del proprio tempo libero alla crescita personale. Oggi è ancora più necessario perché c’è molta concorrenza, siamo molti più parrucchieri, c’è stata la liberalizzazione delle licenze. Poi il nostro mestiere è talmente particolare, non esiste una regola che vale per tutti, ognuno di noi ha il suo stile… Ma deve esserci la voglia di crescere tutti i giorni! Quando hai finito la tua settimana lavorativa magari non aspetti altro che dormire la domenica, ma no: ti alzi, parti e vai a Milano a fare un corso di taglio, quindi non ti riposi, il lunedì di nuovo corso colore, il martedì ricominci la settimana senza aver fatto un giorno di riposo. Questi son sacrifici che a volte i ragazzi di oggi fanno fatica a comprendere.

Secondo te, qual è il contributo più grande che WorldSkills, anche grazie all’Agenzia Piemonte Lavoro, può dare a questi ragazzi e ragazze? Qual è il valore aggiunto?

Mah, il valore aggiunto secondo me è il fatto che ci sia una commistione anche con gli enti istituzionali, WorldSkills è il giusto ponte fra formazione e lavoro. È un concorso, non è propriamente un “gioco”, non è come Giochi senza Frontiere. Grazie poi alla vetrina che può offrire, WorldSkills sicuramente dà un grosso incentivo agli enti formativi, che si impegnano nel selezionare già alla base i migliori talenti. Il fatto che abbiamo l’attenzione delle Istituzioni fa sì che sia un motivo di orgoglio partecipare a questo evento, che è sempre più seguito. E poi credo che il contributo più grosso sia far sì che la formazione incontri il mondo del lavoro in maniera non solo divertente, perché c’è tanto lavoro dietro, ma dando tanto risalto ai giovani stessi, perché poi l’organizzazione a quello serve, a dare attenzione a questi ragazzi non solo mentre vengono premiati, ma anche mentre lavorano. Facendo parte anche io del mondo formativo, mi rendo conto che la curiosità verso la manifestazione sta aumentando da parte dei colleghi e ultimamente mi sembra di percepire sempre più voglia di farne parte. Sono convinto che inizierà a crescere sempre più anche l’attenzione delle aziende e non solo delle scuole.

Grazie per il tuo tempo, Alfredo, e buon lavoro!

Grazie a voi!

Intervista a Emanuela Musso

EMANUELA MUSSO è docente di psicologia presso l’I.P.S.I.A. “Castigliano” di Asti. Ha partecipato come Expert per il mestiere di Operatore Socio-Sanitario all’ultima edizione dei Campionati Regionali WorldSkills Piemonte 2015. Accompagnerà il #teamPiemonte ai WorldSkills Italy 2016 di Bolzano ed il #teamItaly agli EuroSkills 2016 di Goteborg. Le abbiamo fatto qualche domanda per capire come si stanno preparando le nostre Competitor, ma anche per comprendere meglio il lavoro dell’O.S.S. e che cosa vuol dire essere Expert ai WorldSkills.

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Buongiorno Emanuela, come va? Irene e Benedetta si stanno preparando per le competizioni di settembre e dicembre, che sensazioni hai a riguardo?

Le ragazze le sto monitorando sia da un punto di vista di conoscenze teoriche sia sullo sviluppo di abilità più professionalizzanti. Stanno svolgendo proprio adesso delle attività di stage, sia nelle strutture sociosanitarie [case di cura, ospedali, strutture per diversamente abili, ndr], sia con personale specifico infermieristico che mi ha dato la disponibilità.

Rispetto a quando hai iniziato, che cosa trovi che sia cambiato di più, per il mestiere dell’Operatore Socio-Sanitario?

Innanzitutto considera che una volta questa professione… Non c’era! E poi le richieste sono sempre più specifiche. Stamattina parlavo con un responsabile delle case di riposo, mi diceva che accanto ad abilità un po’ più esecutive occorre riuscire a trovare anche capacità relazionali e comunicative con persone che hanno delle patologie molto difficili e problematiche particolari: Alzheimer, demenze… Vi è una multifattorialità nelle competenze da acquisire.

Secondo te in generale, che cosa ci vuole per diventare un vero professionista e cosa consiglieresti ai ragazzi e alle ragazze che vogliono approcciarsi a questo mestiere?

Sicuramente molta pazienza, comprensione, buone capacità relazionali, la voglia di mettersi in gioco e di trovare nuove strategie da usare nella relazione con gli utenti.

C’è della creatività, anche in questa professione? Ogni paziente è diverso.

La creatività secondo me sta nel coltivare la relazione con il singolo, ma anche nuove soluzioni educative e relazionali con le persone anziane. Trovare e creare ambienti piacevoli e stimolanti sia per le persone, sia per i lavoratori stessi, è un obbiettivo sul quale dobbiamo ancora lavorare. Io sono stata in una scuola danese, che partecipa tra l’altro ai WorldSkills. Ho visto che l’utilizzo delle tecnologie a favore sia dell’utente, sia dell’operatore che ci lavora, è un fattore importante per il benessere di entrambi.

Tu sei stata Expert ai Campionati Regionali WorldSkills Piemonte 2015, ora parteciperai ai WorldSkills Italy 2016 ed agli Euroskills. Di certo è una bella responsabilità, giudicare l’operato dei Competitor. Per voi, nella veste di giudici, qual è la parte più impegnativa?

La difficoltà maggiore, e l’abbiamo già sperimentato, è capire quanto la normativa regionale o a livello europeo, nazionale, portino a sviluppare determinate pratiche, e quindi valutare in modo oggettivo la qualità dell’operato.

Da Paese a Paese le prassi cambiano?

Non c’è un’uniformità, bisogna conoscere molto bene i propri parametri e confrontarsi sulle diversità. Un caso banale: il lavarsi le mani. Quando sono andata in Danimarca abbiamo notato questo, loro si lavano prima le mani e poi se le disinfettano, noi facciamo in modo diverso, usiamo un prodotto che è già disinfettante. Un ragazzo che però è stato addestrato secondo un protocollo regionale o nazionale, non si pone il problema. Siamo noi che dobbiamo capire qual è la pratica corretta e quindi valutare l’azione.

Sembrano dettagli, ma tutto ha un peso nel punteggio finale.

Nella valutazione uno dei parametri è “Ho usato troppo materiale?”. Magari c’è una struttura o un Paese che insegna a cambiarsi i guanti 5 volte e in altri Paesi lavorano in un’ottica di economicità. Trovare il giusto equilibrio non è facile.

A livello generale, qual è il contributo più grande che WorldSkills come organizzazione, anche attraverso la Regione Piemonte e l’Agenzia Piemonte Lavoro, può dare?

Puntare all’eccellenza e confrontarsi con altri per mirare, nel proprio lavoro, a raggiungere i risultati migliori per il sistema, sia a livello individuale, sia di società e strutture di lavoro.

Attimi prima della gara, se un Competitor è in crisi, come lo si può aiutare a ritrovare la concentrazione?

Sicuramente incoraggiandolo a fare come ha sempre fatto nelle ultime volte, rassicurarlo sul fatto che ha lavorato sempre bene, che il percorso di formazione c’è stato e quindi tranquillizzarlo rispetto alla capacità che il ragazzo ha di fare quello che gli verrà richiesto. Una forte stretta di mano e una pacca sulla spalla e direi “Sei grande e comunque vada sarà un successo!”.

Noi facciamo un grande in bocca al lupo a loro e a voi, perché tutti devono essere incoraggiati!

Complimenti a voi, noi siamo nel pieno del lavoro, mentre facevi l’intervista ho già ricevuto un messaggio… Speriamo di non sfigurare! Siamo modesti.

Siamo certi che non accadrà! Grazie, Emanuela.

Grazie a voi!

Intervista a Paolo Quaglia

PAOLO QUAGLIA, docente presso Formazione Sicurezza Costruzioni di Torino, sarà presente a Bolzano dal 29 settembre al 1 ottobre per i WorldSKills Italy 2016 e a Göteborg dall’1 al 3 dicembre per gli EuroSkills 2016. Gli abbiamo fatto qualche domanda per saperne di più sul mondo delle competizioni WorldSkills, ed anche per avere il suo parere di esperto sui cambiamenti che sta attraversando la professione del muratore.

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Buongiorno Paolo, come va? Raccontaci come sta procedendo il percorso del nostro Competitor, Kevin Longo. Hai avuto modo di seguire la sua preparazione? Come sta andando?

Beh, Kevin si è diplomato quest’estate e si sta preparando per i prossimi appuntamenti di Bolzano e di Goteborg… Lui è sempre molto ottimista, positivo e presente,  si sta organizzando nell’impresa di famiglia per prepararsi a dovere. Siamo in contatto con una certa frequenza, il ragazzo è molto “sul pezzo”.

Tu hai partecipato come Expert nell’ultima edizione dei Campionati Regionali WorldSkills Piemonte 2015, mentre il 2016 ti vedrà presenziare ai WorldSkills Italy e agli EuroSkills. È una bella responsabilità, perché sei chiamato a giudicare l’operato dei ragazzi. Per voi giudici, qual è la sfida più grande?

Sicuramente quella di valutare con precisione tutto ciò che richiede il percorso di valutazione e di trovare anche una sintonia con gli altri giudici, nel senso che ci sono parametri oggettivi e quindi di lì non si scappa, come le misurazioni nel nostro caso, o la planarità delle superfici, e poi ci sono invece dei parametri di valutazione più soggettivi ed è su quelli che bisogna trovare il giusto equilibrio.

Ti è mai capitata una situazione in cui è stato necessario mediare?

No, nell’edizione dei Regionali c’era un’ottima persona di Bolzano, Anton Oberhofer, che è stato molto valido. Solo in un caso forse abbiamo rivisto una valutazione, ma in modo molto semplice e lineare.

Parliamo un po’ della professione. Rispetto a quando hai iniziato, in che cosa trovi sia più cambiato il mestiere di muratore e dell’edile?

Diciamo che le costruzioni si sono dovute adeguare alle nuove tecnologie, specie riferite al contenimento energetico. Costruttivamente negli ultimi anni ci sono state delle novità sia in quello che nell’ambito dei materiali. L’evoluzione c’è, ovviamente è lenta perché tutto ciò che va all’interno del prodotto, ovvero dello spazio abitativo e lavorativo, deve eseguire tutta una serie di test di omologazione per poter essere utilizzato correntemente sul mercato. Però queste innovazioni ci sono e il nostro compito è anche quello di portare i ragazzi alla conoscenza di queste tecnologie perché con una certa progressività poi queste vanno a sostituire quelle più tradizionali, che possiamo definire in alcuni casi superate, al di là di quello che invece è l’ambito del restauro, dove è indispensabile conoscere e mantenere le vecchie tecnologie per poter intervenire sui fabbricati storici.

Secondo te in generale cosa ci vuole per diventare un vero professionista?

Quello che è indispensabile oggi credo sia mantenersi costantemente aggiornati. Perché mentre qualche decennio fa l’evoluzione non era così normata, estremamente lenta e peraltro vista anche molte volte con scetticismo dagli addetti ai lavori, adesso è diverso. C’è molto interesse per ciò che il mercato offre come novità, e quindi essere attento a ciò sicuramente si ripercuote su una professionalità che non rimane più  quella del mero esecutore, ma anche quella, con le dovute proporzioni, di un consulente nei confronti della committenza e dei professionisti che man mano entrano all’interno di un ambito che va al di là del solo progetto.

Tu che cosa consiglieresti ad un ragazzo che vuole avvicinarsi a questa professione?

Direi di fare un primo percorso sicuramente nell’ambito di quello che attualmente le scuole edili offrono qui, e poi provare ad affrontare dei cantieri, anche fuori dai confini regionali o nazionali. Questo per crearsi esperienze costruttive. Le diversità che si incontrano non fanno altro che arricchire, come bagaglio.

Secondo te, qual è il contributo più grande che WorldSkills Piemonte, anche grazie all’Agenzia Piemonte Lavoro, può dare a questi ragazzi e ragazze? Qual è il valore aggiunto?

Secondo me sono diversi. Uno è sicuramente la condivisione di un’esperienza con coetanei che affrontano altre tematiche e altre tipologie di lavoro. Poi sicuramente WorldSkills dà loro la possibilità di provare se stessi in una modalità di lavoro che per caratteristica propria è diversa da quella del lavoro canonico. Poi direi certamente anche la possibilità di autovalutarsi e di avere o costituire dei riferimenti per quelli che con loro affrontano la gara, che offre spunti interessanti.

Ok. Immaginiamo di essere al momento della gara, vedi che un Competitor è un po’ in crisi prima della competizione. Che cosa gli dici per incoraggiarlo?

Direi di non lasciarsi troppo impressionare da ciò che gli accade intorno, dall’ovvia confusione generata dal momento, oltre che da una naturale preoccupazione. Stare concentrato sul tema assegnato, svolgere le operazioni senza perdere il controllo di più fattori contemporanei nell’ambito della produzione del manufatto. Ordine, pulizia, regolarità… Richiamando questa concentrazione il ragazzo dovrebbe, se ha un momento di smarrimento, rientrare un po’ nei binari e procedere.

Grazie Paolo per il tempo che ci hai dedicato, e… In bocca al lupo anche a te!

Grazie a voi, a presto!

Intervista ad Alain Zanolo

ALAIN ZANOLO, insegnante presso il Centro InterAziendale del Canavesano C.IA.C. di Ivrea (TO) e chef del Ristorante Trattoria “BarbaToni” di Orio Canavese (TO), è un Expert dei WorldSkills sin dalla prima edizione dei Campionati Regionali WorldSkills Piemonte. Seguirà i Competitor in gara ai WorldSkills Italy 2016 di Bolzano ed agli EuroSkills 2016 di Göteborg. L’abbiamo contattato per chiedergli le sue impressioni e sensazioni per le Competizioni che verranno, ed anche per carpire i segreti del mestiere di cuoco.

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Buongiorno, Alain, come stai? Siamo in piena estate, ma questo periodo per i ragazzi non è propriamente di riposo.

Bene, grazie. No, tutt’altro, anzi, stiamo correndo parecchio.

Mancano poche settimane ai Nazionali, i Competitor si stanno esercitando e noi volevamo chiederti che sensazioni hai a riguardo.

Con Chiara [Chiara Bruno Mattiet, Competitor agli EuroSkills 2016, ndr] ci sentiamo settimanalmente, abbiamo fissato degli appuntamenti settimanali in cui le invio le prove. Abbiamo lasciato passare giugno con la fine delle scuole e gli esami, poi abbiamo iniziato ad affrontare anche la parte pratica, quindi le prove sotto stress, le prove a tempo… Nel frattempo si sta esercitando da un collega molto molto in gamba, che senz’altro è andato a migliorare la sua preparazione.

Con Matteo [Matteo Ravarotto, Competitor ai WorldSkills Italy 2016, ndr] abbiamo invece incominciato ad esercitarci dopo i suoi esami di maturità, a cui avevamo deciso di dare la priorità.

Tu sei un Expert dalla prima edizione…

Sì, ho avuto quest’onore da subito. È una causa che abbiamo sposato appieno e che ci piace moltissimo, perché dà modo ai ragazzi di crescere e permette anche a noi stessi di migliorare sotto tanti aspetti.

È però una bella responsabilità, perché sei chiamato  giudicare l’operato dei ragazzi. Per voi giudici, qual è la sfida più grande?

La sfida più grande, ed è anche la più bella, è quella di far capire ai ragazzi dove sbagliano, se sbagliano, e vedere che dai loro errori nascono delle capacità e delle osservazioni in grado di farli veramente crescere a livello professionale. Ed è bello vedere soprattutto durante le gare, come i Campionati Regionali, come crescano tantissimo, a vista d’occhio, giorno dopo giorno. È un’esperienza estremamente gratificante.

Rispetto a quando hai iniziato, in che cosa trovi sia più cambiato il mestiere di cuoco?

Sicuramente l’aspetto tecnico, la capacità di utilizzo dell’attrezzatura è diventato primario. Conoscendo gli strumenti che si utilizzano si riescono a realizzare cose che un tempo erano quasi impensabili. E al tempo stesso l’estrema e più approfondita conoscenza della materia prima, anche dal punto di vista chimico-organolettico, permette di estrarre profumi, consistenze, o caratteristiche che una volta erano pressoché sconosciute, vuoi perché ci si fermava alla bollitura, all’arrosto, a queste poche cose, mentre oggi abbiamo mezzi che permettono di esaltare tantissimo gli ingredienti senza rovinarli a livello organolettico. Ad esempio modulando le temperature di cottura senza intaccare le proteine..

Secondo te in generale cosa ci vuole per diventare un vero professionista?

Impegno, dedizione e volontà.

Quanto è importante lo studio, in questa disciplina?

Lo dico per esperienza personale: si dedicano molte ore allo studio, perché si affronta magari un argomento particolare per un certo periodo, ad esempio questa settimana, o meglio questo mese, impariamo a conoscere meglio gli zuccheri. E da studiare ce n’è un’infinità! La settimana o il mese successivo si approfondiscono, che so, le reazioni del peperone a determinati tipi di temperatura, è una costante sfida. Se si vuole essere dei buoni professionisti bisogna scordarsi di pensare “Io ho il mio diploma e faccio questo lavoro, finito”. Quello è solo l’inizio, lo studio deve essere costante e continuo sempre. Altrimenti non si rimane al passo con i progressi tecnologici e di conoscenza delle materie prime, dopo qualche anno sei obsoleto.

Secondo te, dato che parliamo di mettersi in gioco continuamente, qual è il contributo più grande che WorldSkills, anche grazie all’Agenzia Piemonte Lavoro, può dare a questi ragazzi e ragazze? Qual è il valore aggiunto?

Intanto, portarli ad avere un bagaglio di competenze decisamente superiore a quello fornito dalle scuole. Li  si porta sulla strada dello studio e della conoscenza non solo per quanto riguarda la tecnica, ma anche dal punto di vista delle lingue, del bagaglio di conoscenze amministrative… Li si porta sicuramente a crescere, al confronto tra di loro, quindi alla crescita che c’è attraverso una sana competizione… Perché poi è bello vedere durante la competizione che comunque se qualcuno è in difficoltà e uno dei ragazzi o ragazze che sta facendo la gara ha del tempo, lo aiuta. Non è una gara all’ultimo sangue, dove ho vinto se tu stai soffrendo o sei in difficoltà, anzi. Se sei in difficoltà e posso, ti vengo a dare una mano. Ed è veramente un bel modo di veder crescere i giovani anche a livello professionale. Il circuito dei WorldSkills in questo è assolutamente un punto di riferimento.

Se potessi dire qualcosa ai ragazzi e alle ragazze, immaginando di essere proprio al momento della gara, quale sarebbe?

Ce ne sono tantissime, perché ogni situazione è comunque a sé stante. La cosa che si può dire, a livello di motivazione, è sicuramente: “Tenete duro, perché ce la fate”.