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L’intervista: Luca Dalmasso

L’esperienza WorldSkills nelle parole del docente dell’ “Ente nazionale Acli istruzione professionale - Enaip” di Cuneo, expert WorldSkills nel settore della meccatronica.

Luca Dalmasso orizzontale A

La direttrice della sua agenzia formativa, Alessia Cesana, dice che è tornato da Bolzano pieno di entusiasmo e idee. È così?

Sì, lo confermo: ai campionati nazionali dei mestieri ho vissuto un ambiente che apre a prospettive nuove, in cui professioni da noi spesso trascurate vengono valorizzate e trattate con grande riguardo.

Non si riferisce solo alla sua specializzazione, la meccatronica?

No, non solo: tutti i mestieri professionali sono tenuti in alta considerazione.

Entusiasmo e anche un po’ di rammarico per il confronto con la realtà piemontese, quindi?

Non parlerei di rammarico, ma di nuovi orizzonti: l’esperienza vissuta a Bolzano è diventata un punto di riferimento verso cui tendere. Quegli standard così elevati sono i nuovi modelli a cui fare riferimento per innalzare le competenze dei nostri ragazzi.

Condividere i parametri che WorldSkills pone per ogni mestiere a livello internazionale è già un buon punto di partenza per innalzare le competenze professionali dei ragazzi piemontesi…

Sì, ne sono convinto, istituzionalizzare la condivisione di quei parametri sarebbe un input positivo per tutto il sistema formativo.

Usa il condizionale. Cosa lo impedisce?

Bisogna fare i conti con un requisito preliminare indispensabile: occorrono investimenti, soprattutto per attrezzare adeguatamente i laboratori. A Bolzano i competitor piemontesi hanno trovato attrezzature molto avanzate rispetto a quelle che abbiamo a disposizione: là i ragazzi si formano sugli stessi macchinari che i professionisti usano nelle loro attività quotidiane. Bisogna partire da laboratori efficienti e aggiornati per poter offrire una formazione di alto livello.

Fra le ricadute, una formazione di alto livello agevolerebbe anche un contatto diretto con il modo del lavoro?

Sì, certo, ci sarebbe un beneficio reciproco. Quando si preparano ragazzi competenti, viene da sé che anche il mondo del lavoro ne trae giovamento.

Da Bolzano ha messo “in valigia”, anzi, “nella cassetta degli attrezzi” qualche progetto da riproporre nei laboratori a scuola?

Sì, ci sono tante idee. Le ho condivise con i colleghi che le hanno trovate interessanti. Purtroppo il contesto che stiamo vivendo non aiuta: i ragazzi non sono in presenza, i laboratori sono vuoti e questo rende tutto difficile. Quando la situazione si sarà normalizzata le cose cambieranno.

Come è stata l’esperienza WorldSkills a Bolzano per i suoi studenti?

Eccezionale. Immagini cosa significhi per ragazzi così giovani stare fuori casa e confrontarsi con coetanei e adulti. È stata un’esperienza immersiva e intensa, con un livello di coinvolgimento eccezionalmente alto. Per le loro vite personali WorkdSkills ha rappresentato uno stimolo davvero arricchente.

E per il loro curriculum?

Certamente un’esperienza WorldSkills impreziosisce il curriculum! Tuttavia l’organizzazione merita di essere più conosciuta presso le aziende, che potrebbero così comprenderne maggiormente il valore.

Le skill che vengono potenziate nei competitor durante la preparazione per i campionati vengono trasferite anche agli altri studenti?

I partecipanti alle competizioni ne fanno esperienza diretta: spetta poi a expert e tutor riversarle anche sugli altri studenti in modo che ne traggano beneficio.

In che modo il format WorldSkills contribuisce all’innalzamento della formazione professionale anche dei docenti?

WorldSkills offre ai docenti una grande occasione di ispirazione e aggiornamento. Questo avviene grazie al confronto con altri formatori e attraverso l’osservazione delle prove assegnate ai ragazzi.

C’è anche una funzione di orientamento?

La pandemia ha momentaneamente ridotto il suo potenziale, ma in tempi normali l’esperienza Worldskills è molto funzionale rispetto all’orientamento.

Qual è, secondo lei, la funzione caratterizzante WorldSkills?

Ne vedo diverse che vale la pena menzionare: l’opportunità di incontro e confronto con altre realtà professionali, ma anche la possibilità per i ragazzi di gareggiare in un clima che simula quello dell’ambiente di lavoro. E ancora l’innalzamento del livello formativo e la funzione di orientamento per il pubblico di giovani e giovanissimi che assistono alle gare.

Una parola per definire WorldSkills?

Competizione. Nel senso semantico della parola, che ha la stessa radice di competenza. Quindi Worldskills, per me, è un luogo dove si mettono in gioco le proprie competenze.

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