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L’intervista: Cristina Racca

L’esperienza WorldSkills nelle parole della direttrice del "Consorzio interaziendale canavesano per la formazione professionale - Ciac di Ciriè (TO)"

 

Cristina Racca orizzontale

Partiamo dai campionati nazionali dei mestieri WorldSkills Italy che a ottobre 2020 si sono svolti a Bolzano. Come è andata?

L’agenzia Ciac crede nel metodo WorldSkills e ha sempre aderito alle sue iniziative. Non ho ancora avuto l’opportunità di partecipare personalmente, perché ricopro questo ruolo solo da due anni. Ho avuto però la fortuna di lavorare fin dal mio arrivo con due docenti che sono expert WorldSkills: in questo modo ho potuto rilevare subito i vantaggi che il metodo WorldSkills contribuisce ad apportare alla qualità della didattica.

Come?

Con le due docenti, per esempio, abbiamo impostato un progetto per applicare in modo sistematico il metodo WorldSkills nei corsi del settore estetica.

Con quali ricadute concrete?

Abbiamo attivato il progetto due anni fa, ma a causa della pandemia, purtroppo, non abbiamo ancora avuto modo di sperimentarlo appieno. Il primo passo concreto è stato adottare i criteri di valutazione all’interno di percorsi didattici. Abbiamo così rilevato il ruolo fondamentale delle competenze professionalizzanti, ma anche quello dell’acquisizione di skill più trasversali, come la professionalità, l’attenzione verso il cliente, l’ordine, la pulizia, la relazione con i colleghi... Anche questi punti sono diventati oggetto di valutazione da parte dei docenti.

Una valutazione, quindi, trasversale, analitica e scientifica?

Sì, da una parte i docenti hanno adottato schede dettagliate per la valutazione, dall’altra gli studenti sanno fin dal primo anno quali saranno i criteri utilizzati. Per fare un esempio: a noi non basta che sappiano usare la ceretta: sarà oggetto di valutazione anche come vengono legati i capelli, come è stirata la divisa, come si accoglie il cliente, come viene preparata la postazione... Che sono poi le competenze trasversali richieste dalle aziende, forse ancora più delle capacità tecniche.

Proprio le aziende lamentano la difficoltà di trovare personale rispondente ai loro bisogni…

Con il metodo WorldSkills noi siamo in grado di simulare quello che avviene in un ambiente di lavoro. A forza di riprodurlo costantemente ogni giorno, al termine del percorso di studi gli studenti acquisiscono competenze professionali e trasversali che si riveleranno determinanti nel mondo del lavoro.

In Piemonte, ma non solo nella nostra regione, si lamenta lo scarso riconoscimento sociale di cui le professioni artigianali godono.

È una questione di percezione: nonostante i buoni risultati in termini occupazionali, la formazione professionale sembra non avere la stessa dignità di altri percorsi scolastici, come per esempio i licei. Chi sceglie la formazione professionale? Il ragazzo legato a contesti sociali particolari, che non sa bene cosa fare, vuole studiare poco e impegnarsi al minimo. Nell’immaginario collettivo è così, ma non nella realtà: la formazione professionale è semplicemente una scelta diversa.

Perché in altri paesi a noi vicini, penso per esempio a Germania e Austria, gli artigiani sono invece tenuti in alta considerazione?

Perché da noi prevale la percezione di una qualità modesta. Programmi come WorldSkills contribuiscono a migliorare il livello della didattica, promuovendo e valorizzando anche la percezione complessiva della formazione professionale.

Torniamo al raccordo fra scuola e aziende. Ritiene la qualità della formazione professionale adeguata alle esigenze del mercato del lavoro?

C’è un gap da colmare: molto è già stato fatto e i risultati si iniziano a vedere. Occorre avvicinare sempre più i due mondi. La sinergia con il tessuto economico è proprio una caratteristica della formazione tecnica: i nostri ragazzi vanno in stage presso le aziende, molti imprenditori partecipano della progettazione dei percorsi formativi delle agenzie di formazione, molti professionisti sono docenti all’interno delle agenzie. La sinergia c’è già, ma esistono margini di miglioramento.

WorldSkills facilita questa sinergia?

Sì, perché contribuisce a superare il gap. Il suo obiettivo di innalzare la qualità della didattica è fondamentale e condivisibile. In questo rappresenta un importante valore aggiunto.

Il Piano di ripartenza e resilienza approntato dal governo punta anche sulla formazione, molto sulla formazione professionale. Che ruolo potrebbe giocare WorldSkills in questo scenario?

È una vetrina per l’orientamento. WorldSkills potrebbe davvero contribuire a cambiare la percezione che c’è verso la formazione professionale, nelle famiglie, nei ragazzi, negli interlocutori delle scuole medie, che dovrebbero essere maggiormente coinvolte in questo tipo di informazione.

Una vetrina per l’orientamento dice. Si riferisce alle competizioni che gli studenti mettono in scena durante gli eventi in presenza?

Sì. Inoltre rilevo che in quelle occasioni la possibilità di gareggiare in un clima che si avvicina molto a quello reale dell’ambiente di lavoro va nella direzione del miglioramento della qualità didattica. Parliamo sempre di una competizione sana, in cui mettersi in gioco e confrontarsi con gli altri, in un percorso di crescita professionale e personale.

Perché personale?

Anche dal punto di vista personale si cresce tanto. Infatti, al di là delle abilità tecniche, gli studenti che partecipano alle competizioni WorldSkills devono gestire le proprie emozioni, canalizzare lo stress… Queste sollecitazioni fanno sì che acquisiscano maggiore fiducia in se stessi e imparino ad affrontare meglio il loro futuro come professionisti e come persone.

In queste competizioni e in questi standard qualitativi alti vede qualcosa di non inclusivo?

Secondo me no. Il metodo WorldSkills è inclusivo perché all’interno delle nostre classi lo utilizziamo per tutti gli allievi, senza trascurare nessuno. Cerchiamo sempre di personalizzare i percorsi degli studenti per valorizzare le caratteristiche di ciascuno ed è chiaro che ciascun allievo raggiunge i propri obiettivi secondo i propri talenti, ma il sistema è “a pioggia” su tutti. Quindi sì, confermo che è un sistema inclusivo.

Si parla insistentemente di academy, dove la formazione professionale collima con le esigenze delle imprese. Come valuterebbe l’ipotesi di un’Academy WorldSkills Piemonte in questa importante funzione di raccordo fra scuola e mondo del lavoro?

Sarebbe un’opportunità importante. Dobbiamo superare il gap fra i profili che escono dalla formazione professionale e il mondo delle aziende. Una academy che facesse propri gli standard WorldSkills andrebbe proprio in questo senso, agendo prima di tutto sui formatori.

Ce n’è bisogno?

Avendo in agenzia due expert WorldSkills, vedo la differenza. Fare formazione secondo i parametri WorldSkills sarebbe una novità molto positiva. Lo ripeto: scuole e mondo delle imprese devono lavorare sempre più a contatto e valorizzarsi a vicenda. Il mondo della formazione professionale ha profondamente bisogno di capire quali sono le esigenze del mondo del lavoro e di conseguenza formare i ragazzi per assecondare quelle esigenze. Bene quindi iniziare dai formatori, che devono avere competenze alte, essere informati e aggiornati in un mercato che si evolve in continuazione, per offrire il massimo ai ragazzi. Dobbiamo puntare l’asticella verso l’alto prima di tutto noi formatori.

Definisca WorldSkills.

Un’esperienza importante da vivere e potenziare: deve coinvolgere sempre più agenzie e allievi. E non vedo l’ora di partecipare in prima persona!

Come vedrebbe una sorta di marchio di qualità WorldSkills?

Sarei la prima a diffonderlo e promuoverlo.

Confermate quindi la vostra adesione alle prossime edizioni?

Certo, in prima linea. Ci stiamo già organizzando.

Desidera aggiungere qualcosa?

Grazie per avermi offerto questa possibilità.

Torna Orientamento ai mestieri WorldSkills - Digital edition

Appuntamento il 12 e 13 maggio su piattaforma digitale

 

 Logo Orientamento ai mestieri 2021 blu istituzionale

 

Orientamento ai mestieri WorldSkills - Digital edition 2021

 

Dopo il successo del 2020, torna la seconda edizione digitale di Orientamento ai mestieri WorldSkills, lo spazio che Agenzia Piemonte Lavoro dedica all’orientamento professionale nella cornice della job fair IOLAVORO Digital Edition. L’evento sarà articolato in due giornate: mercoledì 12 e giovedì 13 maggio, dalle ore 10.00 alle 18.00, sulla piattaforma www.iolavoro.org

Agenzie formative, istituti tecnici e professionali e istituti tecnici superiori interessati a partecipare possono già registrarsi gratuitamente accedendo al portale. Gli studenti che desiderano partecipare per orientarsi fra i percorsi formativi potranno iscriversi a Orientamento ai mestieri WorldSkills - Digital edition a partire dal 30 aprile.

Tema della 55a edizione è Skills digitali: come cambia il lavoro. Sull’argomento interverranno professionisti dell’istruzione, della formazione e del mercato del lavoro, esperti di transizione digitale, dirigenti e funzionari della Pubblica amministrazione, rappresentanti delle istituzioni. Non mancherà un fitto programma di webinar e workshop tematici sull’orientamento professionale e sul mondo del lavoro.

Orientamento ai mestieri WorldSkills è l’appuntamento fisso per chi è in cerca del proprio futuro formativo. WorldSkills è infatti un’organizzazione internazionale che si pone, fra gli obiettivi, la valorizzazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale e l'innalzamento degli standard delle professioni tecniche e industriali.

All’interno dello spazio Orientamento ai mestieri WorldSkills il pubblico potrà incontrare e interagire con le realtà della formazione e istruzione professionale piemontese che aderiscono alle iniziative WorldSkills. Agenzie formative, istituti tecnici e professionali, istituti tecnici superiori (ITS) renderanno consultabili le proprie offerte didattiche e prospettive occupazionali e terranno webinar e workshop tematici.

Attraverso questi enti formativi WorldSkills Piemonte offre l’opportunità di conoscere da vicino quindici mestieri. In particolare: acconciatura, cucina, servizi per la ristorazione, estetica, tecnologie della moda, falegnameria, grafica multimediale, hotel reception, riparazione di autoveicoli, costruzioni in mattoni, pasticceria e – per la prima volta – meccanica industriale CNC, cloud computing, web mobile app development, cyber security. Questi ultimi sono stati introdotti proprio nell’ottica di valorizzare le nuove competenze digitali richieste dal mercato del lavoro.

Elena Chiorino, assessore regionale all’Istruzione, lavoro, formazione professionale, diritto allo studio universitario, commenta: “L’investimento nella formazione è fondamentale per fornire competenze adeguate e garantire così la competitività del sistema Piemonte. Non ci può essere competitività senza competenze, così come non ci possono essere competenze senza un’adeguata formazione. Bisogna concentrarsi – sottolinea l’assessore Chiorino - per mantenere la centralità della formazione favorendo l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro. In un mercato in continua evoluzione e segnato dai grandi cambiamenti imposti dalla pandemia del nuovo coronavirus è di cruciale importanza poter offrire alle imprese il personale specializzato e formato di cui hanno bisogno”.

Cos'è IOLAVORO

IOLAVORO è un evento organizzato da Agenzia Piemonte Lavoro e promosso da Regione Piemonte, Assessorato all’Istruzione, lavoro, formazione professionale, diritto allo studio universitario. L’esperienza di IOLAVORO è iniziata nel 2005 e si è affermata negli anni imponendosi come opportunità di successo. Da allora sostiene giovani e meno giovani nell’orientamento, nell’ingresso o reinserimento nel mercato del lavoro, in ambito nazionale e internazionale, e come vetrina per le aziende per presentare le proprie vacancy, selezionare e incontrare più candidati nello stesso luogo.

I numeri

I dati confermano IOLAVORO la più grande job fair sul territorio nazionale: 54 edizioni (24 nazionali e 30 locali); decine di migliaia di rapporti di lavoro sottoscritti; 25% la percentuale di partecipanti che entro 4-5 mesi trova occupazione a seguito della manifestazione; oltre 80% il tasso di gradimento dei partecipanti. Nel 2020 alla prima edizione digitale sono stati oltre 5.000 i partecipanti; 1.500 i video colloqui effettuati per quasi 5.000 posizioni lavorative; 130 i webinar proposti tenuti da 290 relatori; 1.500 gli studenti e 100 i docenti e formatori che si sono collegati per lo spazio Orientamento ai mestieri.

Vuoi saperne di più su IOLAVORO Digital Edition? Leggi il comunicato stampa di Agenzia Piemonte Lavoro.

WorldSkills Piemonte e WorldSkills Italy insieme per le prossime sfide

gruppenfoto worldskills

 

In un recente incontro online rappresentanti di WorldSkills Piemonte e WorldSkills Italy hanno delineato strategie organizzative comuni e un piano di comunicazione condiviso. L'obiettivo è prepararsi al meglio in vista dei prossimi appuntamenti internazionali WorldSkills.

L'incontro ha ulteriormente rafforzato la partnership fra le due realtà, che prosegue da sette anni. È infatti dal 2014 che Regione Piemonte, tramite Agenzia Piemonte Lavoro, e Provincia Autonoma di Bolzano si impegnano con energia ed entusiasmo nella promozione dell’istruzione e formazione professionale, condividendo esperienze e know-how.

Le delegazioni di Piemonte e Alto Adige, unite nel Team Italy, hanno affrontato fianco a fianco importnti sfide: dalle competizioni europee EuroSkills (a Lille 2014, Göteborg 2016, Budapest 2018) ai campionati mondiali di Kazan 2019, in Russia. Scopri i dettagli di questa sinergia.

L'intervista: Fabrizio Manca

WorldSkills nelle parole del direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte.

Fabrizio Manca orizzontale

Grazie per la sua disponibilità a conversare su temi che ci sono cari: formazione professionale, orientamento, eccellenza…

Grazie a voi per l’opportunità di parlare di istruzione tecnica e professionale. La considero un elemento formativo fondamentale per la crescita e lo sviluppo del Paese, soprattutto tenuto presente che l’Italia rappresenta la seconda industria manifatturiera in Europa. Ritengo quindi indispensabile intervenire sul nostro modello formativo per renderlo più adeguato alle sfide della modernità. E queste sfide ci richiedono di creare figure di tecnici specializzati che abbiano anche la capacità di adattare continuamente le proprie competenze alla rapidità dei cambiamenti tecnologici. Questo obiettivo, che io considero primario, è stato riconosciuto anche nell’ultima bozza della missione “Istruzione” del Recovery Plan. Il piano sarà definito meglio più avanti, ma intanto dobbiamo recepire questa sensibilità.

Nel contesto che lei ha delineato come si possono inserire le iniziative promosse da WorldSkills?

Le attività di WorldSkills vanno proprio in questa direzione: migliorano la preparazione professionale dei nostri ragazzi in un’ottica di aderenza alle necessità del mercato del lavoro e quindi stabiliscono un collegamento molto stretto con il contesto delle aziende, offrendo loro l’approvvigionamento di profili professionali con caratteristiche precise.

Un potenziamento quindi dell’intero sistema di istruzione e formazione tecnica e professionale…

Come dicevo, abbiamo un gran bisogno di colmare il gap che esiste fra i profili che escono dall’istruzione tecnica e professionale e quelli richiesti dalle aziende. In quest’ottica l’innalzamento della qualità formativa promossa da WorldSkills diventa anche un elemento che favorisce l’orientamento verso questa tipologia di studi, superando la caduta di iscrizioni che purtroppo da qualche anno l’area registra. Da parte delle famiglie non c’è la percezione della rilevanza di questo segmento di istruzione come motore di sviluppo del Paese.

La stupisce che Agenzia Piemonte Lavoro – che è l’ente strumentale di Regione Piemonte con competenza sulle politiche attive del lavoro – la interpelli in merito a WorldSkills, che si occupa di istruzione, formazione e orientamento?

No, non mi stupisce che un ente che ha come missione le politiche attive del lavoro intraprenda questo tipo di iniziative. Secondo me è anche questa una politica attiva del lavoro.

Oltre a puntare a una formazione di eccellenza per i giovani, il format WorldSkills passa anche attraverso l’innalzamento – perdoni il gioco di parole – della formazione dei formatori, cioè degli insegnanti stessi. Sono infatti coinvolti in un network dove possono confrontarsi con colleghi condividendo esperienze e best practice. Come considera questa opportunità per i docenti piemontesi?

Vorrei rimarcare che l’iniziativa è interessante non solo dal punto di vista degli studenti, offrendo loro la possibilità di confrontarsi con professionisti e mettere in pratica le loro competenze. Un altro punto di forza si ha proprio sul versante degli insegnanti. Questo format permette loro di beneficiare dell’arricchimento derivato dal fare esperienza degli approcci didattici di altre nazioni, ma anche dal raccordo con persone “più attrezzate”. Ritengo la formazione dei formatori un apporto molto interessante.

Obiettivo dichiarato di WorldSkills è portare a un livello di eccellenza la formazione e l’istruzione dei giovani che hanno scelto percorsi scolastici professionali. L’intento è accrescere le loro opportunità occupazionali, ma anche innescare ricadute positive sulla capacità competitiva delle realtà produttive che li accoglieranno. Condivide questa mission?

Certo, credo che si istauri una relazione win win: un fattore di cambiamento e sviluppo per ragazzi e aziende. Nel nostro Paese manca un rapporto istituzionalizzato fra lavoro e scuola, che invece fa bene a entrambi: da una parte richiede al sistema formativo di essere più efficace nella sua azione; dall’altra migliora la capacità produttiva delle aziende. Credo molto in questa contaminazione. Mi spingo più in là: in un progetto di ripensamento della formazione tecnico-professionale le stesse aziende dovrebbero essere direttamente coinvolte nella progettazione dei percorsi formativi. L’ho visto personalmente seguendo lo sviluppo dei progetti di alternanza scuola-lavoro e apprendistato insieme a tanti partner del mondo del lavoro. Per gli imprenditori più lungimiranti avere la possibilità di entrare in relazione con gli studenti è molto utile e positivo.

Strumento privilegiato che WorldSkills mette in campo per “alzare l’asticella” della formazione e dell’istruzione professionale è la condivisione e il raggiungimento di standard definiti per ogni profilo professionale. Di fatto questi standard definiscono le competenze, cioè cosa bisogna sapere e cosa bisogna saper fare per poter svolgere un mestiere. Gli standard sono delineati a livello internazionale da professionisti di ogni settore – dal cuoco al falegname, dal grafico al sarto – e attualmente sono condivisi da 83 nazioni. Finlandia, Russia, Svizzera, per citare alcuni paesi, hanno adottato gli standard WorldSkills come parametri a cui improntare il proprio sistema scolastico nazionale. Tutti i dirigenti scolastici e direttori di agenzie che abbiamo intervistato si sono espressi positivamente a questo proposito. Pensa che condividere gli standard WorldSkills sia auspicabile anche per il sistema formativo professionale piemontese?

Assolutamente sì. Sarebbe molto utile che venissero recepiti all’interno dell’ordinamento del sistema scolastico a livello regionale ma anche, oserei dire, a livello nazionale attraverso il ministero. Questo tema, per altro, è già inserito dentro il Piano di ripartenza e resilienza, quindi credo che ci siano tutte le condizioni per riportare il tema dell’istruzione tecnica e professionale al centro. Da anni il mondo del lavoro, Confindustria in testa, cerca di sensibilizzare su un ripensamento dell’intero sistema formativo tecnico e professionale. In quest’ottica, mi sembra molto utile un’approfondita analisi metodologica degli standard WorldSkills, che sono mutuati anche da altri paesi.

La condivisione dei parametri WorldSkills va anche nella direzione di una certificazione unica, riconosciuta a livello regionale, per non dire internazionale, delle competenze professionali. La considera una opportunità in più per i giovani da spendere nel mercato del lavoro?

Sicuramente. Un sistema di certificazione delle competenze è proprio quello che manca nel nostro Paese, e quindi anche a livello regionale. Da questo punto di vista l’Italia è un po’ indietro rispetto ad altre nazioni che hanno invece un repertorio consolidato e continuamente aggiornato.

Una delle attività qualificanti di WorldSkills sono le competizioni, dove i giovani si sfidano in gare sui mestieri. Le competizioni si svolgono a livello regionale, nazionale, europeo e mondiale. L’edizione 2019 si è svolta a Kazan, in Russia, ha visto la partecipazione di 63 nazioni, 1.300 competitor, 250mila visitatori. In effetti molti docenti apprezzano di WorldSkills l’aspetto legato alle competizioni come momento di potenziamento delle competenze degli studenti. Come valuta questo aspetto competitivo nella prospettiva dell’ingresso nel mondo del lavoro?

Premetto che non mi piace un approccio didattico agonistico, perché è una distorsione dell’approccio inclusivo. Qui però parliamo di qualcosa d’altro: si tratta di una competizione che diventa lo strumento per confrontarsi con la realtà “nuda e cruda” del mondo del lavoro, quindi per aggiornarsi e migliorare le proprie competenze. Questa è sicuramente una competizione che mi sento di promuovere e condividere in toto. Trovo che sia stimolante per gli studenti e anche per gli insegnanti. Leggo questa competizione in una dimensione educativa e pedagogica, perché lo studente non sta sfidando gli altri ma se stesso, i propri limiti e le proprie capacità. In questo senso, le competizioni potrebbero rappresentare una chiave interessante e utile nel percorso di crescita non solo professionale ma anche individuale. Quella che ho in testa è una scuola che si prenda cura di tutti, aiutando ciascuno e ognuno a esprimere il proprio potenziale. In questo tipo di competizione questo concetto c’è, perché l’approccio metodologico e gli obiettivi sostengono e potenziano la crescita dello studente. Di più: lo valorizzano in quanto persona consapevole del proprio potenziale e capace di presentarsi e relazionarsi con il mondo del lavoro. Quando le aziende incontrano i nostri studenti non riescono a vedere la persona, perché gli studenti non hanno ricevuto un percorso di orientamento che ha fatto scoprire prima di tutto se stessi, chi sono e cosa possono e vogliono essere. Il compito della scuola è prepararli a questo.

L'intervista: Nayibe Vasquez

L’esperienza WorldSkills nelle parole della docente dell’associazione “Scuole tecniche San Carlo” di Torino, expert WorldSkills nel settore dell’acconciatura.

thumbnail Nayibe Vasquez orizzontale

Nel mese di ottobre 2020 si sono svolti i campionati nazionali dei mestieri WorldSkills Italy. Come è andata?

È stata un’esperienza molto positiva e molto gratificante, che ha rafforzato la voglia di proseguire in questa direzione. Soprattutto perché mi ha dato la possibilità di confrontarmi con altre realtà formative, fuori dai confini regionali. E poi, certo, perché ho portato a casa una medaglia d’argento: un risultato ottimo, frutto del desiderio di crescita professionale e personale e di investimento di tempo ed energia.

Cosa le ha restituito l’esperienza WorldSkills come professionista del settore?

Questa competizione mi ha offerto la possibilità di misurarmi con il mio potenziale e i miei limiti: e a me piace mettermi in gioco! Acquisire la consapevolezza di questi due elementi – potenziale e limiti – permette di continuare a crescere. Io non sono una parrucchiera, sono laureata in Economia ma il settore dell’acconciatura mi ha sempre appassionato. Ecco, WorldSkills fa proprio questo: mette in moto la passione.

Come?

A WorldSkills le emozioni sono indescrivibili: bisogna viverle. L’adrenalina che ti accompagna è una spinta propulsiva che stimola a migliorarti.

È così anche, forse soprattutto, per i ragazzi?

Nei ragazzi cresce la motivazione: di volersi mettere in gioco e dimostrare così che si può raggiungere un livello superiore rispetto a quello attuale della formazione professionale. Mi emoziona vederli sognare e ambire a crescere.

L’ambizione di migliorare l’offerta didattica vale soprattutto per le realtà formative, immagino.

Insieme alla direttrice dell’agenzia abbiamo creduto in questo progetto fin dall’inizio, presenziando sempre sia alle edizioni orientative sia a quelle di campionato. Arricchire il bagaglio professionale che porto all’interno della nostra agenzia è per me motivo di orgoglio e soddisfazione.

Ci sono state occasioni di confronto con gli altri expert del settore?

Sì, i campionati nazionali offrono ogni giorno la possibilità di condividere visioni diverse. Ci si confronta con standard molto alti e questo offre in qualche modo anche la possibilità di individuare i propri punti di forza: per esempio, il nostro è un mondo dove prevalgono fantasia e creatività.

Ha mutuato qualche idea da quanto ha visto?

Ogni volta che si partecipa alle manifestazioni WorldSkills si porta a casa qualcosa. Le dirò di più: utilizzando i criteri di valutazione di WorldSkills, quest’anno stiamo lavorando per promuovere un innalzamento della qualità formativa non solo dell’agenzia ma anche della formazione professionale di tutto il territorio regionale. Seguendo un profilo tecnico e creativo di livello internazionale, WorldSkills ha avviato una fase evolutiva per la nostra formazione professionale. Vogliamo fare in modo che nel tempo i parametri di valutazione richiesti da WorldSkills entrino a far parte della formazione professionale dei ragazzi. Così saranno pronti a partecipare alle competizioni regionali, nazionali e internazionali, e non solo. Come detto, stiamo lavorando all’inserimento negli standard regionali dei criteri definiti da WorldSkills: daremo così la possibilità anche a chi non partecipa alle manifestazioni di alzare il proprio livello formativo e affrontare il mondo del lavoro con maggiori competenze.

Ottima iniziativa. La promozione è limitata al solo settore acconciatura?

Io la sto portando avanti per il settore benessere. All’interno della commissione di valutazione degli standard per le prove abilitanti del settore acconciatura ho fatto la proposta di inserire una prova che adotta i criteri di valutazione WorldSkills. E la proposta è stata accolta.

Una nuova prospettiva nel sistema di valutazione regionale dei criteri formativi…

All’inizio il cambiamento fa paura ma, una volta compreso il meccanismo, ci si accorge dei benefici che porta. È un traguardo che si può raggiungere in tutti i settori della formazione professionale.

Facendo un passo ulteriore, saluterebbe quindi positivamente l’adozione dei criteri WorldSkills anche a livello nazionale…

Certo!

Concretamente in che modo il format WorldSkills contribuisce all’innalzamento della qualità dell’istruzione e della formazione professionale?

Fin dall’inizio WorldSkills è stato un trampolino di lancio per la formazione professionale, un elemento importante che ha consentito l’introduzione di una nuova visione dei profili standard a cui eravamo abituati. È una sorta di “molla” per la crescita professionale e personale: permette ai ragazzi di mettersi in gioco e confrontarsi con altre realtà formative, portandoli a conoscere i propri punti di forza e limiti: e questo è un momento fondamentale per avviare la fase di arricchimento del proprio bagaglio. Senza, non c’è partenza.

Perché davvero ci sia un miglioramento generale del sistema didattico, questa funzione formativa dovrebbe riguardare anche gli expert.

Assolutamente sì. Per quanto riguarda la mia esperienza il lavoro di gruppo è fonte di crescita anche per noi expert.

Avete creato un network con gli altri expert?

Sì, si crea una linea comunicativa anche con i colleghi di altre regioni e, addirittura, altre nazioni

Secondo lei, il format WorldSkills soddisfa anche una funzione di orientamento nei ragazzi più giovani? 

È una vetrina che permette ai ragazzi di scoprire le offerte didattiche proposte dagli enti di formazione e istruzione del nostro territorio. Dà la possibilità di avvicinarsi a questo universo e valutare le diverse prospettive di lavoro prima di scegliere il proprio percorso scolastico. Paragonerei WorldSkills a una bussola in un mare di incertezze, perché le proposte didattiche sono tante e la maggior parte dei ragazzi, dopo la terza media, non ha le idee chiare su ciò che vuole fare da grande.

Qual è il valore aggiunto di WorldSkills? 

La ricerca di crescita, professionale e personale.

Una parola per definire WorldSkills?

Un vulcano di emozioni.

Desidera aggiungere qualcosa?

Io ho fatto mio questo proverbio: impara l’arte e mettila da parte. Nel mondo del lavoro saper fare è indispensabile, ma anche saper comunicare, lavorare in gruppo, gestire lo stress… Chi entra nel mondo WorldSkills potenzia anche queste soft skills. Attraverso WorldSkills abbiamo potuto dimostrare che non è vero che chi sceglie la formazione professionale non ha voglia di studiare: i ragazzi che partecipano a WorldSkills sono motivati, hanno una passione, inseguono un sogno, esprimono le proprie emozioni ogni volta che entrano in campo e, quando escono, che siano vittoriosi o sconfitti, sono pronti a prepararsi alla prossima sfida. In questo l’organizzazione è stata vitale: c’è un team affidato e coeso che ci fa sentire a nostro agio, ci fa da guida durante il percorso, ci supporta nei momenti difficili durante le competizioni ed è di compagnia nei momenti di gloria.

Domanda superflua: ci sarete quindi anche alle prossime edizioni?

Certo, ce lo chiedono i nostri ragazzi! E noi saremo pronti a continuare.

L’intervista: Matteo Aicardi

L’esperienza WorldSkills nelle parole dell’expert piemontese WorldSkills nel settore della grafica

Matteo Aicardi orizzontale

A ottobre si sono svolti a Bolzano i campionati nazionali dei mestieri WorldSkills Italy: cosa ha portato a casa da quella esperienza (oltre alla medaglia d’argento conseguita dal competitor che lei ha “allenato")?

Grande soddisfazione. Certamente per la medaglia d’argento, non lo nego, ma anche per il coinvolgimento appassionato dimostrato dai ragazzi. Anche se ho già alle spalle due edizioni dei campionati europei WorldSkills, porterò sempre con me il ricordo di questa mia prima partecipazione ai campionati nazionali. Sono stati entusiasmanti.

Cosa le ha restituito l’esperienza WorldSkills come professionista del settore?

Un grande arricchimento: il confronto di alto livello è prezioso e professionalizzante. Stare con i migliori non può che… migliorare! Inoltre, mi ha anche permesso di capire il nostro livello.

Qual è dunque il livello dei piemontesi nel mestiere del graphic design?

Alto, ce la giochiamo con i migliori. Posso affermare con soddisfazione che la comunicazione pubblicitaria qui da noi in Piemonte, e in genere in Italia, è efficace.

Quale è stato il ritorno per i ragazzi?

Hanno avuto la possibilità di mettersi alla prova, constatare di essere all’altezza degli altri e di conseguenza acquisire maggiore fiducia in se stessi. Hanno visto i loro sforzi concretamente premiati.

Ha avuto momenti di confronto con gli altri expert del settore?

Sì, tanti e molto utili. In queste occasioni io mi dimostro sempre piuttosto curioso: cerco il confronto con i colleghi per verificare la rispondenza fra gli standard di lavoro che, come professionisti, presentiamo al cliente e i parametri proposti da WorldSkills. Questo consente di mettere a rapporto il bagaglio professionale di cui ognuno di noi dispone e i margini di miglioramento. Sono stati proprio l’adesione agli standard e il confronto con gli altri expert che mi hanno permesso di crescere come formatore.

Mutuerà qualche spunto nuovo da quanto ha visto?

Dall’osservazione di come gli altri competitor si preparano alle gare ho tesaurizzato alcuni dettagli importanti che offrono un duplice vantaggio: aumentano le competenze dei ragazzi e perfezionano la mia preparazione come formatore. Gli standard WorldSkills, frutto dell’esperienza di expert internazionali, sono molto alti.

Cosa prevedono per un grafico? In altre parole, cosa deve sapere e saper fare un grafico secondo gli standard WorldSkills?

Al di là della creatività, che rappresenta una parte fondamentale del mestiere del grafico, è soprattutto nelle abilità tecniche che gli standard WorldSkills richiedono una conoscenza ampia. Che è poi la stessa che esige il mondo del lavoro: oltre all’immaginazione, per esempio, viene messa alla prova la creatività legata alla realizzazione di un brand, la manipolazione di immagini, l’elaborazione di un progetto con finalità di stampa, per web o altri supporti… Tutte competenze tecniche di ampio spettro e alto livello.

Con questi presupposti, fa ancora più piacere riscontrare quanto è emerso dalle sue parole, cioè la buona qualità dell’offerta formativa piemontese nel mestiere del grafico…

Sì, lo confermo: in Piemonte la formazione professionale prepara i ragazzi ad affrontare il mondo lavorativo. Il livello non è per nulla lontano dai parametri qualitativi definiti da WorldSkills.

Cosa mancherebbe per raggiungerli pienamente?

Più ore di laboratorio, dove i ragazzi possano lavorare sui programmi e perfezionare la preparazione tecnica. E più confronto con il mondo del lavoro: le ore di stage in azienda o in agenzia sono preziose per dare concretezza. I vincitori delle gare avevano tutti alle spalle esperienze di alternanza scuola lavoro: era quella la loro marcia in più.

Come hanno vissuto l’esperienza WorldSkills i ragazzi che lei ha seguito?

Non è neppure da chiedere: è piaciuta moltissimo e vorrebbero ripeterla. La considerano un’esperienza irrinunciabile per le relazioni che si formano, il pathos della competizione, la possibilità di verificare la propria preparazione. Immagini il piacere di poter misurare la loro abilità applicandola al mestiere che amano… Sono tornati a casa con il cuore pieno di gioia.

In che modo il format WorldSkills contribuisce all’innalzamento della qualità dell’istruzione e della formazione professionale?

Il sistema di valutazione WorldSkills avvicina concretamente il mondo scolastico a quello produttivo perché impone ai formatori un aggiornamento costante, e permette ai ragazzi di confrontarsi con il mondo lavorativo attuale, non di qualche anno fa…

Ricorre nuovamente il concetto di funzione formativa anche per gli expert.

Sì, dall’esperienza WorldSkills l’expert ne guadagna per due aspetti: come professionista aggiorna le proprie competenze tecniche; come formatore acquisisce criteri precisi e di alto livello per valutare le competenze dei ragazzi. Comunque sia, l’expert accresce il proprio bagaglio professionale.

Ha creato un network con gli altri partecipanti?

Nascono forti rapporti di stima e amicizia con i colleghi, ma anche con gli expert di altri mestieri, italiani e, a livello europeo, anche stranieri.

È forte la funzione di orientamento formativo e professionale?

È uno degli scopi più importanti del format WorlSkills: mostrare ai giovani, che devono scegliere il proprio percorso scolastico, la realtà di un mestiere e quali abilità servono per saperlo fare.

Qual è, secondo lei, il vero valore aggiunto di WorldSkills?

La correlazione fra mondo formativo e occupazionale. E, aggiungo, consapevolezza e valorizzazione delle competenze necessarie per affrontare un mestiere.

A questo proposito, come valuterebbe l’adozione degli standard WorldSkills nel sistema scolastico?

Un’ipotesi che merita di essere considerata! Permetterebbe l’aggiornamento continuo della formazione, incrementerebbe e valorizzerebbe le competenze tecniche, manterrebbe in modo costante un alto livello formativo. Tutti valori indispensabili perché i ragazzi escano da scuola davvero con un mestiere in mano.

Una parola per definire WorldSkills?

Bellissimo! Che lo si viva come expert, competitor o spettatore non la si può pensare diversamente.

Qualcosa da aggiungere?

Credo molto in questo progetto: a mio parere va portato avanti e potenziato con un più ampio coinvolgimento di studenti, formatori, istituti e agenzie. Anzi, il mio sogno è che in Italia WorldSkills venga adottato a livello nazionale.

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Ufficializzata la nuova data dei campionati europei dei mestieri: si terranno dal 22 al 26 settembre 2021

 

EUROSKILLS GRAZ

 

Inizialmente pianificati a settembre 2020 a Graz, in Austria, a causa della pandemia i campionati europei dei mestieri EuroSkills sono stati posticipati. Oggi l’ufficializzazione: la città austriaca li ospiterà dal 22 al 26 settembre 2021.

Cambia anche la location: non più il Messecongress Graz, che era stato scelto inizialmente, ma lo Schwartzl Freizeitzentrum Center. Si tratta di uno spazio con ampie aree open air, a 15 chilometri dal centro della città.

La presidentessa di WorlSkills Europe Dita Traidas, ha commentato con soddisfazione la decisione: "La pandemia ha avuto un impatto significativo sull’organizzazione di EuroSkills Graz, ma siamo riconoscenti al comitato organizzatore per aver lavorato senza sosta insieme a WorldSkills Europe per far sì che il movimento WorldSkills non si fermasse nonostante queste complicate circostanze”. Ha poi aggiunto: "La nostra speranza è che a settembre si possa davvero svolgere ancora una volta la più grande manifestazione europea legata ai mestieri”.

Josef Herk, presidente del comitato promotore di EuroSkills 2021, ha precisato: "Faremo il possibile per ospitare EuroSkills a Graz nell’autunno 2021. Il nostro entusiasmo e la nostra determinazione non sono mai venuti meno. Realizzeremo questa vetrina internazionale per l’istruzione e la formazione professionale perché i nostri giovani studenti e i professionisti sono il nostro futuro. È soltanto con il loro aiuto che potremo vincere le enormi sfide che ci attendono nei prossimi anni”.

Se vuoi, approfondisci qui ➡️ www.euroskills2021.com

L’intervista: Franco Sanna

L’esperienza WorldSkills nelle parole del direttore dell’ “Ente nazionale giuseppini del Murialdo - Engim” di Pinerolo

 

Franco Sanna orizzontale

 

Intervistato sui campionati nazionali dei mestieri WorldSkills Italy che a ottobre 2020 si sono svolti a Bolzano, il vostro docente di falegnameria Danilo Caffer ha raccontato l’esperienza con toni entusiastici. Li condivide?

Sì, certo. Rappresentiamo una realtà piccola ma ce la mettiamo tutta, quindi per noi raggiungere i campionati nazionali è stato motivo di grande soddisfazione. L’entusiasmo di Caffer è anche il mio, di tutta la sede di Pinerolo e anche di Engim Piemonte.

A proposito dell’esperienza WorldSkills Italy, cosa ha restituito a lei personalmente?

Uno stimolo a migliorare, perché dal confronto con altre realtà ho potuto capire quali siano i nostri limiti. Il comparto di falegnameria, che ha concorso a WorldSkills, era nato per alimentare il bacino di artisti del Pinerolese: ora che ci siamo resi conto del livello qualitativo raggiunto da questo settore in altre aree geografiche, abbiamo un punto di riferimento preciso a cui mirare. Concretamente, sto pensando a investimenti per acquistare attrezzature più aggiornate.

Quali sono state, invece, le ricadute per i ragazzi?

L’esperienza è stata un vero valore aggiunto. Ho apprezzato il grande impegno che i ragazzi hanno profuso durante la preparazione e le competizioni. Mi fa piacere segnalare che lo studente che ha partecipato ai campionati nazionali ha trovato lavoro poco dopo: la passione che lo connota nella vita personale lo ha fatto distinguere anche agli occhi del datore di lavoro.

In Piemonte si lamenta lo scarso riconoscimento sociale di cui le professioni artigianali godono rispetto all’alta considerazione che ottengono invece in Alto Adige. Condivide questo punto di vista?

Sì, esiste un gap culturale, che nel settore della falegnameria è particolarmente accentuato. In Alto Adige c’è una tradizione locale molto radicata, da noi i mobili a mano li fanno ormai in pochi… Le altre filiere invece – penso per esempio a quelle degli acconciatori, addetti vendite, elettricisti, meccanici… – hanno una buona tensione occupazionale anche in Piemonte.

In che modo il format WorldSkills contribuisce all’innalzamento della formazione professionale di studenti e docenti?

Per la formazione professionale è un’ottima vetrina. Diversamente da nazioni come Germania e Francia, dove questo settore ha una sua alta dignità, in Italia invece è considerata una scelta di serie B. I nostri “concorrenti” sono i licei: i genitori li preferiscono rispetto alle scuole professionali. Eppure nel giro di un anno e mezzo in Italia la maggior parte dei qualificati degli enti professionali trova un’occupazione oppure sta ancora proseguendo gli studi. Credo che WorldSkills abbia la possibilità di rappresentare al meglio la dignità della filiera della formazione professionale e di modificarne la percezione generale.

Ed è una vetrina anche per l’orientamento professionale?

Assolutamente sì, in questo senso ha una funzione fondamentale. Anzi: dal momento che spesso all’ultimo anno delle scuole medie le famiglie hanno già indirizzato le scelte scolastiche dei propri figli, a mio parere i mestieri WorldSkills dovrebbero essere proposti “in vetrina” prima, magari al primo o al secondo anno delle scuole secondarie di primo grado.

WorldSkills è un’occasione di formazione di alto livello. Quali ricadute concrete ha riscontrato nei ragazzi?

WorldSkills è un’ottima opportunità per potenziare le loro competenze. Personalmente mi piacerebbe però che, oltre alle competenze professionali, che sono concrete e subito visibili, i ragazzi possano acquisire anche le cosiddette competenze secondarie. Faccio degli esempi: a supporto del sapere essere e saper fare, dovrebbero imparare anche il saper risolvere un problema, collaborare con i colleghi, essere puntuali, portare avanti la commessa. Sono skills fondamentali per i lavoratori in tutti i mestieri.

La condivisione dei parametri WorldSkills va nella direzione di una certificazione unica delle competenze professionali, riconosciuta a livello regionale per non dire internazionale. La considera una opportunità in più che i giovani possano spendere nel mercato del lavoro?

Attualmente i profili professionali sono molto generici, lasciati alla personalizzazione individuale, descritti con aggettivi e non da indicatori puntuali. La possibilità di fare riferimento a parametri standardizzati sarebbe molto vantaggiosa.

Quale ritiene sia il vero valore aggiunto di WorldSkills?

La sua funzione di orientamento e l’occasione di incontro e confronto con altre realtà professionali al di fuori del tradizionale contesto scolastico.

Sarebbe favorevole all’adozione degli standard WorldSkills nel sistema scolastico regionale o nazionale?

Condividere parametri specifici permetterebbe di “parlare tutti una stessa lingua” e sistematizzare qualcosa che fa fatica a essere uniformato. Condividere quei parametri così alti permetterebbe di innalzare il livello di formazione dei nostri ragazzi. Proprio di questo c’è bisogno: competenze di alta qualità che permettano ai ragazzi di andare oltre il momento contingente, “prendi la qualifica e il lavoro lo impari lavorando”. Ai ragazzi serve raffinare le proprie skills tecniche a scuola per poi affrontare un mondo del lavoro che chiede già professionisti capaci. Noi siamo, per così dire, supini a un ricatto: per ottenere il riconoscimento di obbligo di istruzione abbiamo abbandonato un 20 per cento di ore di laboratorio a vantaggio di materie di base, come italiano e matematica, che depauperano il “cuore” del corso. Un esempio? Su 30 ore settimanali solo 11 sono dedicate al laboratorio di falegnameria, nel 1981 erano 18. Noi dobbiamo insegnare un mestiere e invece abbiamo barattato la nostra specificità.

L’alternanza scuola lavoro va in questa direzione?

Sì, ma in Italia le aziende non sono ancora pronte, la considerano per lo più una perdita di tempo invece che un’opportunità arricchente. Se funzionasse come in Germania, dove è finanziata con investimenti sostanziosi, per i nostri ragazzi sarebbe un’ottima occasione. Qui non riusciamo a farla decollare.

Si parla insistentemente di academy, dove la formazione professionale collima con le esigenze delle imprese. Come vedrebbe un’Academy WorldSkills Piemonte in questa importante funzione di raccordo fra scuola e mondo del lavoro?

Sarebbe perfetta, a patto che gli insegnanti dell’academy siano professionisti del settore di alto livello, che portino un know-how elevato. Se così fosse, io li vorrei non solo per formare gli insegnanti, ma soprattutto i ragazzi nelle aule e nei laboratori.

Una parola per definire WorldSkills?

Una bella vetrina di opportunità lavorative e orientative.

Confermate la vostra adesione alle prossime edizioni?

Certo, appoggio caldamente la partecipazione.

Desidera aggiungere qualcosa?

Vorrei ringraziarvi per l’opportunità che ci avete offerto.

Sono online i webinar di Orientamento ai mestieri WorldSkills

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Fra i 130 webinar ospitati dalla prima edizione di IOLAVORO Digital Edition, che si è svolta il 2 e 3 dicembre 2020, sono stati 45 quelli organizzati da WorldSkills Piemonte.

Dedicati a tematiche legate al mondo dell’orientamento formativo e professionale e alla presentazione delle offerte didattiche di istituti e agenzie formative, i webinar che si sono tenuti nelle stanze virtuali attive nello spazio Orientamento ai mestieri WorldSkills hanno visto circa cento relatori – stakeholder istituzionali e rappresentanti delle realtà del mondo dell’istruzione e formazione piemontesi – proporre momenti di informazione e formazione. Fra gli spettatori anche 1.500 studenti, che hanno assistito accedendo dalla piattaforma digitale oppure in diretta live dai canali social, interagendo in live chat.

Questo successo ha suggerito di rendere tutti i webinar disponibili gratuitamente anche a evento concluso, e da oggi i video sono consultabili on demand.

Clicca qui per accedere al catalogo completo.

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L’intervista: Luca Dalmasso

L’esperienza WorldSkills nelle parole del docente dell’ “Ente nazionale Acli istruzione professionale - Enaip” di Cuneo, expert WorldSkills nel settore della meccatronica.

Luca Dalmasso orizzontale A

La direttrice della sua agenzia formativa, Alessia Cesana, dice che è tornato da Bolzano pieno di entusiasmo e idee. È così?

Sì, lo confermo: ai campionati nazionali dei mestieri ho vissuto un ambiente che apre a prospettive nuove, in cui professioni da noi spesso trascurate vengono valorizzate e trattate con grande riguardo.

Non si riferisce solo alla sua specializzazione, la meccatronica?

No, non solo: tutti i mestieri professionali sono tenuti in alta considerazione.

Entusiasmo e anche un po’ di rammarico per il confronto con la realtà piemontese, quindi?

Non parlerei di rammarico, ma di nuovi orizzonti: l’esperienza vissuta a Bolzano è diventata un punto di riferimento verso cui tendere. Quegli standard così elevati sono i nuovi modelli a cui fare riferimento per innalzare le competenze dei nostri ragazzi.

Condividere i parametri che WorldSkills pone per ogni mestiere a livello internazionale è già un buon punto di partenza per innalzare le competenze professionali dei ragazzi piemontesi…

Sì, ne sono convinto, istituzionalizzare la condivisione di quei parametri sarebbe un input positivo per tutto il sistema formativo.

Usa il condizionale. Cosa lo impedisce?

Bisogna fare i conti con un requisito preliminare indispensabile: occorrono investimenti, soprattutto per attrezzare adeguatamente i laboratori. A Bolzano i competitor piemontesi hanno trovato attrezzature molto avanzate rispetto a quelle che abbiamo a disposizione: là i ragazzi si formano sugli stessi macchinari che i professionisti usano nelle loro attività quotidiane. Bisogna partire da laboratori efficienti e aggiornati per poter offrire una formazione di alto livello.

Fra le ricadute, una formazione di alto livello agevolerebbe anche un contatto diretto con il modo del lavoro?

Sì, certo, ci sarebbe un beneficio reciproco. Quando si preparano ragazzi competenti, viene da sé che anche il mondo del lavoro ne trae giovamento.

Da Bolzano ha messo “in valigia”, anzi, “nella cassetta degli attrezzi” qualche progetto da riproporre nei laboratori a scuola?

Sì, ci sono tante idee. Le ho condivise con i colleghi che le hanno trovate interessanti. Purtroppo il contesto che stiamo vivendo non aiuta: i ragazzi non sono in presenza, i laboratori sono vuoti e questo rende tutto difficile. Quando la situazione si sarà normalizzata le cose cambieranno.

Come è stata l’esperienza WorldSkills a Bolzano per i suoi studenti?

Eccezionale. Immagini cosa significhi per ragazzi così giovani stare fuori casa e confrontarsi con coetanei e adulti. È stata un’esperienza immersiva e intensa, con un livello di coinvolgimento eccezionalmente alto. Per le loro vite personali WorkdSkills ha rappresentato uno stimolo davvero arricchente.

E per il loro curriculum?

Certamente un’esperienza WorldSkills impreziosisce il curriculum! Tuttavia l’organizzazione merita di essere più conosciuta presso le aziende, che potrebbero così comprenderne maggiormente il valore.

Le skill che vengono potenziate nei competitor durante la preparazione per i campionati vengono trasferite anche agli altri studenti?

I partecipanti alle competizioni ne fanno esperienza diretta: spetta poi a expert e tutor riversarle anche sugli altri studenti in modo che ne traggano beneficio.

In che modo il format WorldSkills contribuisce all’innalzamento della formazione professionale anche dei docenti?

WorldSkills offre ai docenti una grande occasione di ispirazione e aggiornamento. Questo avviene grazie al confronto con altri formatori e attraverso l’osservazione delle prove assegnate ai ragazzi.

C’è anche una funzione di orientamento?

La pandemia ha momentaneamente ridotto il suo potenziale, ma in tempi normali l’esperienza Worldskills è molto funzionale rispetto all’orientamento.

Qual è, secondo lei, la funzione caratterizzante WorldSkills?

Ne vedo diverse che vale la pena menzionare: l’opportunità di incontro e confronto con altre realtà professionali, ma anche la possibilità per i ragazzi di gareggiare in un clima che simula quello dell’ambiente di lavoro. E ancora l’innalzamento del livello formativo e la funzione di orientamento per il pubblico di giovani e giovanissimi che assistono alle gare.

Una parola per definire WorldSkills?

Competizione. Nel senso semantico della parola, che ha la stessa radice di competenza. Quindi Worldskills, per me, è un luogo dove si mettono in gioco le proprie competenze.

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